| Il
Gospel a Lecce Il canto della Parola di Dio,
da sempre anima la Liturgia ed è espressione
di una forte esperienza religiosa personale o collettiva
che, per esser tale, richiede accenti di veridicità
e sincerità.
Si dice che chi canta prega due volte citando
un grande Padre della Chiesa; ciò è vero
se il canto è esigenza vera e sincera di manifestare
l’amore di Dio e per Iddio, di esprimere la voglia
di chiamarLo in causa nella nostra vicenda umana e di
sentirLo compagno di viaggio in questo cammino terreno.
Tra tanto canto di maniera, senza anima, senza rispetto
dell’assemblea, che circola nelle nostre Chiese,
si impone oggi una riflessione su questo aspetto della
Liturgia: il canto sacro è, al tempo stesso,
apertura alle novità, che un clima multiculturale
può offrire per rendere più viva la nostra
preghiera.
Ricordiamo con nostalgia il canto gregoriano, i canti
della pietà popolare, tantissimo canto per le
scholae, che hanno fatto vibrare persino i muri delle
nostre Chiese per la loro pregnanza religiosa.
Oggi ci sono anche in questo campo ventate di novità;
il clima multiculturale e le varie possibilità
d’incontro delle genti, trasfondono linfa vitale
e arricchiscono la nostra esperienza religiosa anche
nel canto.
Una realtà, in questo campo, è sorta
a Lecce: il Gospel.
Nuova non solo perché proviene da altra regione,
ma anche perché è prorompente fino a sembrare
a noi latini quasi dissacrante… ma subito, ci
si accorge che esso è ricco di spiritualità,
di gestualità che investe tutto l’uomo
e, soprattutto, è ricco di spontaneità
e sincerità.
Il Gospel è preghiera intensa, struggente, capace
di coinvolgere tutto l’uomo e tutta l’assemblea,
con la sua forma dialogica e con la sua gestualità
ritmata, per evidenziare i moti dell’anima.
Questa musica religiosa, è comparsa a Lecce
grazie a Tyna Casalini.
La conosco da quattro anni, discreta e dimessa quando
non canta il Gospel, ispirata e capace di trascinare
quando prega cantando. È si, perché Tyna
non sa cantare questa musica senza pregare.
La sua non è solo bravura e tecnica; è
una propensione naturale, una vocazione missionaria
anche per l’impegno che vi trasfonde. Le parole
che pronuncia cantando, sa che sono Parola di Dio, perciò
ad esse si avvicina con rispetto e con l’orecchio
attento ad ascoltare il Dio invocato e pregato.
Tyna sfugge alla maniera anonima, riempitiva di tante
sceneggiate canore delle nostre assemblee liturgiche;
per lei non c’è canto senza preghiera.
Da ciò, nasce l’esigenza del raccoglimento
e dell’invocazione a Dio l’Altissimo prima
di ogni concerto, e, nello stesso tempo, il bisogno
di studiare le Scritture, approfondirle, capirle, per
poi cantarle.
Il suo è veramente il Canto del Vangelo.
Ho seguito in questi quattro anni di conoscenza, la
sua evoluzione, la sua umiltà nel porsi sempre
come apprendista nei confronti del Canto-Preghiera,
per cui ha studiato, lei stessa ha organizzato corsi
di canto Gospel con grandi maestri, ha modificato le
regole del suo coro, perché tutti fossero ispirati
dagli stessi sentimenti nel perseguire i fini non di
spettacolo, ma di proposta-preghiera del Gospel.
Una nota mi piace evidenziare: Tyna canta libera dall’aspetto
commerciale, il suo Gospel è aperto a Dio e alla
fraternità universale.
Tyna non ha l’esperienza storica dei Negro-americani,
ma ha la loro anima semplice e vera, che non ha grandi
sicurezze umane (ottenute dai potenti della terra),
ma possiede una grande fede nell’Onnipotente,
che è sempre fedele ed è accanto agli
umili e ai semplici.
Per Tyna il Gospel è la Vita, il meglio
di sé lo esprime cantando.
Buona fortuna Tyna insieme al tuo Black on White Gospel
Choir!
Padre Rosario
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